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La polmonite in età pediatrica

Di cosa si tratta?

La polmonite in età pediatrica è un quadro clinico di frequente riscontro dovuto ad un’infezione delle basse vie aeree. Tosse e febbre sono i sintomi più suggestivi. Tuttavia, le modalità di presentazione possono variare notevolmente in funzione del tipo di patogeno causale, della severità dell’infezione, dell’età e delle condizioni di salute del paziente. L’età è un importante elemento per distinguere le diverse forme di polmonite: sotto i 3 anni in particolare sono più frequenti le forme virali, dopo i 3 anni prevalgono le forme batteriche. Ad oggi le forme batteriche sono meno frequenti grazie alla prevenzione vaccinale in particolare verso lo Streptococcus pneumoniae ed Haemophilus influenzae di tipo B. La trasmissione avviene per via aerea mediante goccioline provenienti dal tratto respiratorio. La diagnosi è clinica e la radiografia del torace dovrebbe essere eseguita nei quadri più gravi allo scopo di escludere altre diagnosi o individuare complicanze. La terapia varia in funzione del tipo di patogeno riscontrato.

Polmoniti batteriche

La polmonite “tipica” è causata da batteri, quali Streptococcus pneumoniae (il più frequente), Haemophilus influenzae, Streptococcus pyogenes, Staphilococcus aureus. L’esordio è rapido, con febbre, tosse, difficoltà respiratoria con aumento della frequenza respiratoria e talora dolore toracico; il bambino più piccolo può presentare sintomi sistemici come letargia, vomito, diarrea, difficoltà all’alimentazione ed irritabilità. Talvolta, alcune polmoniti possono complicarsi con quadri di pleurite, empiema pleurico fino all’ascesso polmonare. Quando eseguita, la radiografia del torace può evidenziare aree di addensamento parenchimale “tipicamente” lobare. La terapia si basa sulla somministrazione di antibiotici, la cui scelta deve essere ragionata in funzione dell’età, della gravità del quadro e del batterio, per ridurre il rischio di antibiotico-resistenza.

Polmoniti virali

La polmonite virale è causata da numerosi virus respiratori, in particolare virus influenzali, para-influenzali, metapneumovirus, rhinovirus, adenovirus, virus respiratorio sinciziale. L’esordio è più graduale rispetto alla forma batterica ed è preceduta da sintomi di origine dalle alte vie aeree come ad esempio rinorrea, ostruzione nasale e faringite. Un elemento clinico che si può riscontrare nel bambino con polmonite virale è il wheezing (respiro sibilante). La diagnosi è clinica; alla radiografia del torace si può riscontrare un coinvolgimento dell’interstizio polmonare. La terapia è sintomatica e di supporto. Nei bambini in cui prevale la componente del wheezing, è possibile intraprendere anche una terapia inalatoria di supporto con broncodilatatori e steroidi.

Polmoniti da batteri atipici

Le polmoniti “atipiche” si distinguono dal punto di vista clinico poiché non sono caratterizzate da febbre alta, tosse produttiva e consolidamento lobare. I principali agenti eziologici sono rappresentati da Mycoplasma pneumoniae, Chlamydia pneumoniae e Legionella pneumophila. Mycoplasma pneumoniae è responsabile di circa il 50% delle polmoniti in età pediatrica. La fascia di età più frequentemente coinvolta è 5-18 anni, con picco d’incidenza tra i 10 ed i 15 anni. La polmonite da M. pneumoniae tipicamente esordisce con sintomi simil-influenzali e tosse non produttiva. In circa la metà dei casi, possono essere presenti segni di flogosi delle alte vie aeree quali rinorrea, faringodinia ed otalgia. Caratteristica è la possibile presenza di wheezing isolato. In genere il decorso clinico è autolimitante e favorevole, a risoluzione spontanea dopo circa 4 settimane dall’esordio dei sintomi. Tuttavia, tale decorso può essere complicato da un ampio spettro di manifestazioni polmonari ed extrapolmonari. In particolare, la complicanza polmonare più frequente è costituita da pleurite con versamento monolaterale transitorio di modesta entità.

Per quanto riguarda le manifestazioni extrapolmonari, in circa il 25% dei casi possono comparire segni cutanei come eritema cutaneo polimorfo a decorso autolimitante e interessamento gastrointestinale con nausea, vomito, dolore addominale e calo ponderale. Il gold standard per la diagnosi d’infezione è l’isolamento del batterio su tampone nasale o faringeo, tuttavia poiché l’esame colturale richiede fino a 14 giorni di tempo, la metodica utilizzata nella pratica clinica è costituita dalla determinazione del titolo sierologico. Quando eseguita, la radiografia del torace mostra reperti indicativi di interessamento polmonare interstiziale. La terapia si basa sull’utilizzo di antibiotici (macrolidi, quali claritromicina ed azitromicina) che offrono il vantaggio di risultare attivi anche su altri patogeni responsabili di frequenti pneumopatie in età pediatrica. La durata dev’essere di almeno 15 giorni in quanto è descritta la sopravvivenza intracellulare del M. pneumoniae per circa 10 giorni dall’inizio della terapia antibiotica. In caso di wheezing, è possibile intraprendere anche una terapia inalatoria di supporto con broncodilatatori e steroidi.

Strategie preventive

Gli strumenti di prevenzione a nostra disposizione oggi, oltre alle comuni norme igienico-sanitarie, sono rappresentate dalle vaccinazioni, in particolare la vaccinazione anti-pneumococcica e contro l’Haemophilus influenzae di tipo B, previste entrambe nel calendario nazionale vigente, e la vaccinazione antinfluenzale. Quest’ultima, seppur facoltativa, è raccomandata in età pediatrica a partire dai 6 mesi di età, sia ai fini di una protezione individuale sia ai fini di ridurre la circolazione del virus influenzale fra gli adulti e gli anziani. In particolar modo, sono considerati soggetti a rischio i bambini affetti da: malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio (inclusa l’asma grave, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica), malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite, diabete mellito e altre malattie metaboliche (inclusa l’obesità, sempre più frequente in età pediatrica), insufficienza renale/surrenale cronica, malattie del sangue, tumori, malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV, malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali, patologie associate a un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad es. malattie neuromuscolari) ed infine epatopatie croniche.

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